10 January, 2010

The End

Ebbene sì, per il dispiacere di qualcuno e la gioia di molti il blog non verrà più aggiornato. Dopo 2 anni di assenza torno a occuparmi di Visiant. Qua troverete i lavori che usciranno nel corso del 2010. A tutti, keep up the good work.

02 December, 2009

Display Ad Builder

Per non parlare di banner gratis. Torniamo sull'argomento visto che Display Ad Builder di Google si appresta ad invadere il web con annunci visual flash da montare su AdWords in pochi minuti. Al momento le possibilità di personalizzazione sono ancora limitate ma alla velocità con cui si muove Google è facile prevederne un suo rapido sviluppo. E quindi? E quindi la creatività flash di basso livello, graficamente povera, fatta artigianalmente a pagamento andrà in pensione. E, visto che è di Google che stiamo parlando, non è detto che sia solo quella destinata a scomparire.

25 November, 2009

Loghi Gratis

Che poi, il bello è che tutte queste piattaforme di user generated design o di user generated advertising a prezzi irrisori non sono ancora decollate e sembrano già superate. Prendiamo i loghi, ad esempio. Basta fare una rapida ricerca ed ecco che escono siti come Logogratis dove in 3 giorni hai un logo pronto e finito a costo zero. Ed è solo un esempio. La tendenza sarà sempre più quella di offrire servizi gratuiti in tutti i diversi settori della creatività (pubblicitaria e non) per generare traffico. Traffico uguale spazi pubblicitari. E gli spazi pubblicitari sono soldi. Google docet.

19 November, 2009

deviantART

Diamo un'occhiata anche a deviantART, leading worldwide art platform. Perché? Posso cercare qualche offerta di lavoro? Sì, ma il sistema è praticamente inutilizzabile. Contest? Una marea, uno in fila all'altro senza capo né coda, la maggior parte senza premi in palio. Ma fanno almeno una selezione dei migliori lavori? No, ognuno può pubblicare ciò che vuole. E quindi non serve a nulla? Esatto. Ma fatelo lo stesso. Anche se la maggior parte sono ragazzini alle prime armi che smanettano con Photoshop. Anzi, proprio perché la maggior parte sono ragazzini alle prime armi che smanettano con Photoshop.

16 November, 2009

Behance Network

Ok, una chicca in anteprima. Dopo un breve scambio di email con Alex Krug @ Behance Network vi confermo che BN sarà up con una nuova piattaforma nel Q1 2010 che permetterà la pubblicazione di contest da parte dei brand. Che fare allora? Volete davvero perdervi la possibilità di dare in pasto i vostri brief ad alcuni dei talenti creativi più interessanti del web?

10 November, 2009

User Generated Design

Ma torniamo a parlare di User Generated Content. Dopo Zooppa e Bootb di cui ho già detto in precedenza vediamo che cos'altro si intravede all'orizzonte. 99designs è un sito molto semplice, pulito, di facile usabilità. I contests possono essere privati o pubblici. I soldi in palio per ogni gara non sono molti ma i premi stanno piano piano salendo. La qualità è, oggettivamente, mediocre ma con punte di creatività inaspettatamente interessanti. Sulla stessa falsariga troviamo CreativeFolks. Lanciato da poco e quindi con pochi contests presenti l'impostazione è in tutto e per tutto simile a quella di 99designs. Pochi fronzoli, orpelli e sverniciate di social che vanno tanto di moda qua si guarda più alla sostanza. Ossia, i lavori. Che sono, perlopiù, nell'ambito del design ma che sconfinano nell'advertising vero e proprio con i banners ads o, perché no, il print design. Insomma queste nuove piattaforme di User Generated Design sembrano essere più snelle, poco inclini ad essere a tutti i costi il non plus ultra della coolness e guardano più alla sostanza. 99designs ha già raggiunto cifre di tutto rispetto (Prize Money Awarded: $7,674,676) mentre Creative Folks, beh, è appena nata e quindi diamole il tempo di crescere prima di esprimere giudizi affrettati.

20 March, 2009

Errore n.5

Rispondere all'headhunter che hai di fronte “I'm not going to explain my campaigns. You can't get them”.

Per sopravvivere a Londra essere il più bravo art director al mondo non basta. Devi essere mentalmente forte. Farti scivolare addosso ogni critica. Devi avere una certa personalità, non farti mettere i piedi in testa da nessuno, essere sempre sicuro di te stesso e non mostrare mai alcuna debolezza. Sennò non duri una settimana. E questo lo sapevano tutti. A parte io naturalmente. E così all'inizio non ho ben capito perché molte persone fossero così dure con me. Gli insulti che mi rivolgevano quando mi mettevo seduto per terra con la valigetta aperta di fronte alle agenzie. Alcuni colloqui decisamente andati male. Come al solito ci ho messo un po' ad afferrare il concetto. E penso di essermene reso pienamente conto il giorno che ho incontrato Charlotte. Charlotte non era Liz Harold. Ma era un ottimo headhunter e gli headhunter qui ti ricevono sempre anche se non sei nessuno. Perché se oggi sei in mezzo alla strada magari tra 2 o 3 anni sei in una top agency e vali qualcosa. E' il loro modo di fare new business. Entro, mi presento e mi fanno accomodare. Dopo qualche minuto la segretaria mi indica una stanza. Apro la porta, mi siedo, giusto due domande di rito ma quel che vuol vedere Charlotte è il portfolio. Glielo porgo, inizia a sfogliare le campagne e subito appare scettica. Alla seconda inizia a dirmi “I can't get it”. Alla terza una smorfia. Alla quarta, di nuovo “I can't get it”. Alla sesta “I can't get it”. Alza gli occhi e mi chiede spiegazioni. All'ultima scuote visibilmente la testa e poi pronuncia per l'ennesima volta un “I can't get it”. Chiude il portfolio e si aspetta che io dica qualcosa. E così, non so da dove, mi escono le seguenti parole “I'm not going to explain my campaigns. You can't get them”. Charlotte è nera. Livida. Mi fissa per qualche secondo indecisa sul da farsi. Poi, con mia totale sorpresa, mi dice che farò strada e che posso andarmene. Prendo il portfolio, mi alzo, lo metto nella valigetta ed esco. Ma allora perché tutte quelle domande? E capisco che Charlotte voleva solo sapere di che pasta ero fatto. Mah, sì. Forse il test l'ho anche superato. Però, dopo averle detto quel che le ho detto, è chiaro che non mi è stato più possibile chiamarla.

05 March, 2009

Errore n.4

Presentarsi al colloquio con gli Executive Creative Directors della Leo Burnett da solo.

E dire che ormai lo sapevo che a Londra da solo non si va da nessuna parte. Ma mi ero stufato di andare ai colloqui con un finto copy laureato in finance che cercava lavoro alla City. L'ho anche cercato un copy. Non è che sono stato lì a correre tra un parco e l'altro e basta. Ma uno era un cretino che voleva fare il copy perché beveva birra e mangiava chips tutto il giorno e questo lo qualificava automaticamente come copy. Un altro era olandese e una coppia creativa italo-olandese era semplicemente improponibile. Poi quello giusto l'ho anche incontrato ma io lì per lì non me ne sono accorto. E quindi la prima domanda che mi hanno fatta è stata dov'è l'altro. Io ho risposto che non era potuto venire. Ma va da sé che ormai il colloquio era andato. E' stata quel che si potrebbe tranquillamente definire una pura formalità. Mah, già che ci sono vi dico anche che è successo. Pioveva, tanto per cambiare. Io mi ero messo l'impermeabile nero comprato ad un flea market per pochi pounds e al braccio avevo la mia valigetta d'argento. A colpo d'occhio più Jean Reno in Léon che non un art in cerca di lavoro a Londra. E infatti quando ho aperto la valigetta, da come mi hanno guardato, non erano mica tanto sicuri di quel che ci fosse dentro. Poi, visto il portfolio, hanno tirato un sospiro di sollievo, l'atmosfera si è fatta più rilassata e si sono messi a guardare le campagne. 2 su 7 è stato il commento. Come? 2 erano fenomenali le altre 5 solo ok. Torna quando ne hai 7 mi hanno detto. Senza però indicarmi quali fossero le 2 fenomenali. Facile, no?

12 February, 2009

Errore n.3

Andare alla Ogilvy per fare un colloquio con una coppia creativa junior.

Già l'idea di andare alla Ogilvy non è che mi piacesse più di tanto. Per di più per incontrare due che avevano la mia stessa età. Davvero non ricordo perché ho accettato di fargli vedere il portfolio. Forse un misto di disperazione e stanchezza. Beh, comunque prendo l'underground e vado fino a Canary Wharf. E' una bella giornata e l'impressione è più quella di una bella scampagnata che di andare a fare un colloquio per un possibile lavoro. In cuor mio ho già capito tutto. Ma chi lo sa. A volte uno deve proprio toccare il fondo perché riesca a vedere la realtà per quello che veramente è. Entro, salgo, mi presento. Gli uffici sono carini, laccati, nuovi. Sì, sì. Carini. Ma mentalmente sto già facendo il paragone con le sedi della Leo Burnett, della M&C Saatchi e della BBH e mi prende un mezzo groppo alla gola. Poi arrivano questi due. E ho come una rivelazione. Tutto d'un tratto mi guardo attorno e mi rendo profondamente conto di essere alla Ogilvy a mostrare il mio portfolio a due ragazzini. Mi sento deluso. Amareggiato. Mi viene quasi da piangere tanto è triste l'intera situazione. Anche loro provano un certo imbarazzo. Ma sono due deficienti. E i deficienti non provano mai veramente imbarazzo. E no, non esco. Potrei facilmente uscire e lasciarli lì senza dare spiegazioni o altro. Ma decido di andare avanti. Voglio umiliare me stesso fino in fondo perché solo così oggi potrò imparare qualcosa. Prendo il portfolio e glielo porgo. Guardano le campagne. Un rapido scambio di convenevoli ed esco. C'è ancora il sole. Passeggio qua e là senza meta. Mi sdraio sul cemento. Appoggio la valigetta sotto la testa. E prometto a me stesso che i prossimi colloqui saranno solo con Executive Creative Directors.

18 January, 2009

Errore n.2

Dire alla coppia senior con cui state facendo un colloquio “I can't waste my time talking to a couple of idiots like you”.

Ecco, sì. Se dite una frase del genere a una coppia creativa senior ci sono alte probabilità che il colloquio non finisca nel migliore dei modi. Se poi alla suddetta frase fate seguire la chiusura del portfolio e l'uscita dall'agenzia le probabilità, neanche a dirlo, tenderanno invariabilmente allo zero. Ma ricapitoliamo. Non ricordo come ma avevo fissato un colloquio con una coppia senior della Duckworth, Finn, Grubb, Waters. Paul e Annie. Ci sono andato senza troppa convinzione a dir il vero. Già con la mezza idea che i colloqui con head of art, coppie creative senior e quant'altro non fossero molto utili. Ma all'inizio, mi sono detto, va bene tutto. Meglio non fare troppo i difficili. Così entro, mi presento, salgo in ascensore e quando arrivo al reparto creativo non c'è nessuno in vista. Vago tra un desk e l'altro e trovo Paul. Ah, sì, il colloquio. Ma ci sta. Non mi aspettavo il tappetino rosso. Comunque mi porta al suo desk, mi presenta Annie e insieme iniziano a sfogliare il portfolio. E qui Annie inizia il suo show. Questa è una porcheria, ma cos'è questa cosa, ma stiamo scherzando, e questa? Io mantengo un dignitoso silenzio ripetendomi 'relax' come un mantra. Ma lei continua imperterrita. Incrocio gli occhi di Paul che, seppur lievemente imbarazzato, non dice niente. Arrivata alla fine del book Annie mi guarda per vedere che cosa io abbia da dire. Io di cose da dire ne avrei anche ma, piegando a dismisura la mia indole, preferisco stare zitto. Al che lei gira il portfolio e parte nuovamente dalla prima campagna. Ora magari mi spiegherà qualcosa penso. No, Annie riprende esattamente da dove aveva finito. A quel punto tolgo il portfolio dalle mani di Annie e lo rimetto nella valigetta. Chiudo la valigetta, guardo Annie, guardo Paul e dico ad entrambi “I can't waste my time talking to a couple of idiots like you”. E mi avvio all'ascensore. Mah, chi lo sa. Forse Annie stava solo testando il mio carattere. Forse era solamente nervosa. In ogni caso, per come la vedevo io, era solo una perdita di tempo. Le porte dell'ascensore si aprono, io entro. E proprio mentre si stanno chiudendo sento qualcuno urlare. E' Annie. Che, presa dall'ira, mi rivolge improperi di ogni genere. Duckworth, Finn, Grubb, Waters. Un'altra agenzia da togliere dalla lista.