
Se Nike non naviga nell’oro Puma è con l’acqua alla gola. Dopo essersi lasciata sfuggire l’opportunità di sfruttare appieno l’immagine di Serena Williams (sotto contratto quando, imbattibile e ingiocabile, vinceva tutto a man bassa) oggi Puma non sa dove sbattere la testa. Sebbene il brand abbia comunque beneficiato di alcune sponsorizzazioni azzeccate l’advertising non è mai stato al passo coi tempi. Questa campagna, in particolar modo, mostra come il posizionamento sia incerto e poco definito. E non è certo con un generico ‘I’m going Puma’ e la foto di spruzzi e acqua da tutte le parti che si crea un’immagine di marca memorabile ed accattivante. Se le sponsorizzazioni giocano un ruolo importante nel costruire uno sport brand non meno lo sono l’advertising e tutte le altre leve di marketing. E’ pertanto poco avvincente vedere lo scarto esistente tra l’efficacia di una rispetto all’altra. Da uno dei grandi brand mondiali ci si aspetta sempre un’immagine di marca coerente e funzionale. Non certo che da un lato sponsorizzi campioni nelle varie discipline sportive e dall’altro tiri un secchio d’acqua ad uno sconosciuto seduto su una BMW.





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