30 October, 2008

American Stories, American Solutions

26 October, 2008

Unicef

Sono in Accademia di Comunicazione. E' il giorno dell'esame di copywriting. Il direttore creativo della DDB nonché docente del corso professor Emiliani ci ha appena consegnato una vecchia campagna stampa Unicef degli anni '70. Ci sono 6 soggetti. Le fotografie, in bianco e nero, raffigurano spaccati di vita di bambini del terzo mondo. Le headline non sono nulla di che. A ben vedere, sono tutte un po' datate. Il compito è riscriverle. Guardo il primo soggetto. Ci sono 3 bambini. Uno di essi, in primo piano, tiene in mano un pallone. Gli altri due sono subito dietro. I bambini sono vestiti di stracci, in mezzo alla polvere, a piedi nudi. Il pallone, anch'esso sporco e sgualcito, è il classico pallone da calcio a rombi neri e bianchi. Ma quel che mi colpisce è lo sguardo del bambino che tiene in mano il pallone. Non è triste. E non è neanche allegro. E' inespressivo. E non dovrebbe esserlo. Prendo in mano la penna. Non penso a nulla in particolare. Eppure di cose su cui riflettere ce ne sarebbero. L'Africa, la povertà, la sofferenza. Ma la mia mano sta già scrivendo qualcosa. Un'headline. 'E che ci vuole a giocare a pallone? Un pallone'.

22 October, 2008

Virgin Active

Ecco, questa non mi dice proprio niente. E se c'è qualcosa di peggio della brutta pubblicità (definizione tecnica presa dalla International Advertising Association) è proprio quella che ti lascia totalmente indifferente.

19 October, 2008

Aiazzone


Ikea docet. Fiat segue subito a ruota. E anche l'ultimo bastione della creatività italiana un po' raffazzonata e posticcia ma dal grande fascino come Aiazzone cade preda dell'hard selling price. Prezzo, prezzo, prezzo. Che altro può giustificare l'acquisto di un bene? Niente. Secondo i mirabolanti geni del marketing nostrano non c'è nulla di più allettante che buttarla sul soldo. E sì, è vero. Di banconote al momento non ce ne sono molte in giro. Ma vuoi mettere il calore umano di uno slogan ben recitato, un abbraccio, un gesto di gentilezza in momenti come questi? Provare per credere.

16 October, 2008

International House


Headline bianca su sfondo giallo. E dire che sono pure inglesi questi qua.

10 October, 2008

Ragazzi, wow. Che bordello.

Insomma, qua nessuno ne parla e allora mi butto io. Tanto a buttarmi ci sono abituato sennò mica si spiegano tutte le vicissitudini che mi sono capitate in ogni parte del globo in cui abbia messo piede. Allora, partendo dal presupposto che il mondo non vada a puttane e che non ci ritroveremo in men che non si dica a zappare la terra secondo voi che influenza avrà questa crisi sul business della pubblicità? Per come la vedo io non farà altro che accelerare lo spostamento dei budget pubblicitari verso il digital advertising. Internet e mobile verranno sempre più privilegiati in un'ottica di ottimizzare al massimo gli investimenti ancora disponibili. Sempre che ve ne siano. E questo metterà ancora più in difficoltà le agenzie pubblicitarie tradizionali (grandi o piccole che siano, poco importa) che, per svariate ragioni, si sono fatte trovare totalmente impreparate all'arrivo del digital advertising. Chi ne trarrà vantaggio? A breve termine le agenzie di SEO, di WOM, di viral advertising e altre realtà specializzate in un'area specifica del digital advertising. Qualche grande agenzia probabilmente cercherà di comprare qualcuna di quest'ultime nell'estremo tentativo di colmare l'enorme gap che ancora le divide ma non tutte saranno disposte a vendere o avranno le dimensioni necessarie per essere davvero appetibili ai grandi network pubblicitari. Ok, questo è il mio cent. Uno, perché siamo in piena crisi. Ed è meglio essere parsimoniosi.

08 October, 2008

Levi's

Boh. Sì. No. Forse. Un po' come tutta la comunicazione Levi's di questi ultimi anni.

05 October, 2008

Nestlé


4 pack shot ed headline con giochetto di parole. Più di così. Il cliente sarà in sollucchero. Meglio non scrivere nulla che possa guastargli la festa.