La Casalinga di Voghera

Chi è la Casalinga di Voghera? da dove deriva il nome che ha dato vita a questa figura popolare? Proviamo a dare una risposta a queste domande.
Nel nostro sito la casalinga è colei che darà consigli utili e pratici e che graviterà soprattutto attorno al pianeta donna e shopping, quindi un significato molto distante da quello che è l’espressione utilizzata nella quotidianità.
In seguito proveremo a capire da dove ha avuto origine, ma quale che sia la verità, o il “padre” dell’espressione, di certo non è uno dei nomignoli più elogiativi da rivolgere a qualcuno.

Chi è la Casalinga di Voghera

La Casalinga di Voghera è una donna, immaginaria casalinga di una piccola provincia, con un lavoro umile e un basso livello di istruzione, stereotipo quindi della fascia della piccola borghesia dell’immediato dopoguerra con bassa scolarizzazione e dedita ai lavori umili o comunque un’occupazione lavorativa molto semplice.

E’ un’espressione idiomatica del lessico giornalistico che diviene parte anche del linguaggio comune ma senza comprendere, nella maggior parte dei casi, la connotazione del potenziale contenuto discriminatorio, metro di giudizio in ogni sondaggio, statistica o esempio del ceto medio del Bel Paese provinciale, perbenista e… pure un pochino bigotto.

Ci si divide tra il concetto di una figura stereotipata che, benchè umile, è portatrice di un’aura di rispettabilità proprio per il senso pratico di stampo tradizionale e saggezza popolare di cui la donna è interprete e un senso dispregiativo riferito a chi fruisce in maniera passiva della programmazione televisiva senza avere spirito critico o raziocinio (dal Dizionario della Memoria Collettiva)

L’espressione viene usata di frequente nel dibattito politico ed economico, in particolare nei periodi di crisi e cambiamenti, tanto da essere assurta alla dimensione di una sorta di mito collettivo.

La Casalinga al Maschile

Volendo fare un parallelismo la casalinga corrisponderebbe al signor Rossi, l’uomo medio per eccellenza.

La Casalinga Sveva

Anche in Germania hanno la loro casalinga, Schwäbische Hausfrau, stereotipo della donna di casa della regione della Svevia.
L’espressione utilizzata quindi in ambito politico e giornalistico ha un’accezione positiva (a differenza della nostra) in quanto incarna ethos, saggezza popolare e austera parsimonia.

Doña Rosa

La signora Rosa, nella cultura Argentina, è invece più vicina alla nostra casalinga. Rappresenta infatti una persona comune, senza interesse verso la cultura o la politica o l’economia e che pensa solamente al proprio benessere e quello della propria famiglia.

Le Origini della Casalinga di Voghera

Nel 1966 il Servizio Opinioni della RAI avviò un’inchiesta per accertare quante e quali parole fossero perfettamente comprensibili “dall’italiano medio”, analizzando in molte regioni della nostra penisola il livello di comprensione di diverse parole legate per lo più al linguaggio politico.
Gli intervistati dovevano quindi fornire la definizione di termini quali scrutinio o leader tra i tanti e i risultati indicarono che il gruppo campione che dimostrò il tasso di comprensione meno elevato fu proprio in provincia di Pavia e più in dettaglio le casalinghe di Voghera.

Alberto Arbasino

Chi si appropriò per primo della paternità del termine fu però lo scrittore e giornalista vogherese Alberto Arbasino. In un articolo sul Corriere della Sera negli anni ottanta infatti afferma che già vent’anni prima, quando scriveva articoli di critica letteraria sull’Espresso, si riferiva alle sue zie di Voghera come rappresentanti di buon senso lombardo ed esempi di praticità popolare, virtù sconosciuta alla maggior parte degli italiani, secondo il suo parere.

Beniamino Placido

La paternità dell’espressione è contesa da Beniamino Placido (come asserito da Massimo Castoldi e Ugo Salvi in “Parole da Ricordare. Dizionario della Memoria Collettiva”).
Il giornalista infatti avrebbe coniato il termine a metà degli anni ottanta in una lettera al direttore, pubblicata all’interno della rubrica A Parer Mio che teneva sulla Repubblica, intitolata “Casalinga ama Vespa, non corrisposta”. La scrivente si definiva una casalinga di Voghera, anzi, “La Casalinga di Voghera”. Questa lettera esiste realmente ed è stata rinvenuta effettivamente negli archivi del quotidiano, ma c’è il sospetto che si sia trattato di un espediente di Placido stesso che l’avrebbe creata per poi spedirsela, creando una star portatrice del gusto nazional-popolare e spettatrice dei primi talk show.

La Casalinga venne ancora tirata in mezzo nel 1986 dallo stesso Placido in riferimento ad un servizio andato in onda sul TG1 sulla mafia, dove disse che si parlava in un insopportabile “politichese” assolutamente non comprensibile.

Antonio Troiano

Nel 1993 il giornalista Antonio Troiano invece dette la notizia della registrazione dell’espressione nel Dizionario dei termini giuridici: «Voghera, cittadina del Pavese di quarantamila abitanti, detiene un record che nelle guide storico-turistiche non viene mai messo in evidenza. Lì abita la casalinga più famosa d’Italia. Nessuno ne conosce il nome, sa quanti anni abbia, come sia fatta. Ma nelle redazioni dei giornali viene citata spesso.»

La Casalinga di Treviso

Nel 1981 compare sui grandi schermi un nuovo modello di casalinga, più precisamente nel film Sogni d’Oro di Nanni Moretti.
Il protagonista del film è un regista, tormentato da un critico cinematografico, che lo accusa di produrre pellicole troppo difficili alla comprensione ed elitarie, che un “pastore abruzzese”, un “bracciante lucano” o una “casalinga di Treviso” non avrebbero mai capito.
Nel corso del film, questa critica diventa un’ossessione: verso il finale, in una sequenza onirica, i personaggi sopracitati mollano improvvisamente tutto e si ritrovano sullo stesso treno, incrociando il regista alla stazione. Successivamente, quando lo stesso regista ha un incontro col pubblico in un cinema e il critico muove la sua solita critica, i tre fanno la loro comparsa e si presentano al critico.

La figura della casalinga di Moretti è stata spesso adoperata come target per delineare un pubblico cinematografico, ma soprattutto televisivo, che richiede programmi leggeri e frivoli che possono essere recepiti da un’utenza media con una cultura non molto elevata e che non gode di un’alta soglia di attenzione.

Voghera continua comunque a primeggiare su Treviso sia per una maggiore storicità che per essere più “provinciale”, nonostante Arbasino utilizzasse l’espressione in senso differente.

Il Contadino di Poggio Versezio

Una curiosità, l’episodio del film di Moretti è probabilmente ispirato a uno vecchio sketch televisivo in cui Raimondo Vianello, interpretando sé stesso, riceve i consigli di un funzionario della RAI (interpretato da Giustino Durano) che gli suggerisce di tagliare dai suoi testi ogni riferimento alla politica e alla società, in quanto non sarebbero stati compresi da “un contadino di Poggio Versezio”. Il funzionario diventa talmente insistente da convincere Vianello a recarsi nell’immaginaria cittadina di Poggio Versezio per consultare di persona quel fantomatico contadino le cui facoltà cognitive erano ritenute così importanti per la programmazione della RAI.

Altre Origini della Casalinga di Voghera

L’espressione Casalinga di Voghera sembra avere anche altri riferimenti.
Si dice infatti che Carolina Invernizio, nata a Voghera nel 1851, in adolescenza si trasferì a Firenze con la famiglia. Era figlia di un funzionario delle imposte e già da molto giovane fu evidente la sua passione per scrittura e letteratura. Rischiò di essere espulsa dall’istituto tecnico che frequentava per aver pubblicato un racconto sul giornalino della scuola. Sposò successivamente un ufficiale bersagliere e quando questi tornò dall’Etiopia si trasferirono prima a Torino e poi a Cuneo, dove divenne virtuosa signora della buona borghesia piemontese e aprì il suo salotto per intellettuali e personaggi di cultura.
Nel 1876 uscì la sua prima novella e l’anno dopo diede alla luce il suo primo romanzo “Rina o l’Angelo delle Alpi”. Da quel momento in poi si susseguirono numerose pubblicazioni per una carriera di oltre quarant’anni come autrice di romanzi d’appendice e popolari ed ebbe talmente fama che le sue opere vennero pubblicate anche oltralpe e in America Latina.
Il suo stile, una prosa di facile lettura per un pubblico illetterato, trovò pero ostilità in un’epoca e in un Paese profondamente maschilista.
Venne quindi denigrata ed osteggiata con soprannomi quali “la Carolina di servizio” e, appunto “La Casalinga di Voghera”.
Persino Gramsci, evidentemente intollerante alla frivolezza dei suoi scritti, la ribattezzò “onesta gallina della letteratura popolare”.

Un Altro Significato dell’Espressione

Nel 2006 2007 un inedito e inaspettato significato dell’espressione prende piede.
Durante la trasmissione radiofonica Melog, su Radio24, il conduttore Gianluca Nicoletti si è occupato più volte dell’origine del modo di dire La Casalinga di Voghera.
Raccogliendo centinaia di telefonate di ascoltatori della zona, abitanti della cittadina, scoprì che per quasi quarant’anni, dagli anni ’50 agli anni ’80, una via cittadina era teatro di un particolare fenomeno di prostituzione domiciliare.
Le Casalinghe di Voghera sarebbero quindi state prostitute che si mostravano alla porta della propria abitazione in questa particolare via (una sorta di quartiere a luci rosse di Amsterdam), richiamando diversi avventori anche dalle località limitrofe. Il fenomeno andò via via spegnendosi molto probabilmente a causa di disposizioni più rigide da parte della pubblica sicurezza.

La Statua della Casalinga di Voghera

Ormai la casalinga di Voghera era diventata un classico italiano. Finché un gruppo di madame locali si federò nell’Associazione delle casalinghe di Voghera.
La trasmissione Il treno dei Desideri, che andava in onda su RAI 1, decide di donare alla locale associazione una statua, nel 2006, che rappresentasse il loro archetipo sociale.
La statua, collocata in uno spazio pubblico della cittadina, non piacque a tutti e rimase esposta per alcuni anni, non senza polemiche e contrasti, per essere definitivamente rimossa nel 2015.

La Casalinga di Voghera Oggi

Oggi, l’espressione sta affrontando un declino dovuto all’appartenenza di un passato provinciale e dai connotati spiccatamente rurali, infatti tanti anni fa la Casalinga di Voghera concentrava tutto ciò che c’era di arretrato e piccolo borghese in Italia.
Il termine sta diventando desueto, sebbene sopravviva ancora in qualche pubblicità commerciale.
Da qualche tempo la Casalinga si è aggiornata, diventando impietosa e irriverente, è dissacrante e vive di provocazioni e trasgressioni. Le sue abitudini hanno avuto un drastico cambiamento, dettato dalla trasformazione di varietà e generi degli ultimi anni enfatizzati da televisione e consumi.
Ciò nonostante rimane piccolo borghese e rappresenta le mutazioni del gregge di appartenenza, come, d’altro canto, il signor Rossi.

Il punto di vista delle femministe

Negli ultimi decenni, secondo le femministe questa espressione è tutto, tranne che un complimento, con un risvolto sessista e discriminatorio e quindi è stata molto criticata.
Ritengono che essere definite attraverso questo aggettivo, sia al pari di ignoranti e analfabeti, quindi non solo verso la donna, cosa che rende l’espressione sessista, ma verso un ruolo e, in generale, verso un’intera fascia di popolazione, quella della medio-piccola borghesia, banalmente ghettizzata sotto il cliché dell’ignorante e incolto.
Non accettano che possa essere un’ode alla figura della massaia angelo del focolare e lo ritengono un tentativo di salvare le apparenze da parte di un sistema sociale patriarcale.
Le affermazioni delle femministe si appoggiano alla definizione che da il dizionario della memoria collettiva, in cui la Casalinga di Voghera è definita come qualcuno che fruisce passivamente della programmazione televisiva senza apporvi senso critico e giudizio.

In Conclusione

Per quanto questa espressione sia entrata nel linguaggio comune, sebbene sempre più in disuso con il passare del tempo, bisogna fare attenzione in che modo la utilizziamo. Non tutti potrebbero percepire la leggerezza di questa affermazione, al contrario sentirsi discriminati e offesi.

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